La chiave

Con riluttanza gli diede la chiave della piccola porticina del suo magazzino di campagna.
Non riusciva a capire cosa sperasse di trovarci dentro e perché volesse fare quell’ispezione.
Erano a valle di una brutta lite, una delle solite. Ultimamente erano diventate molto frequenti e lei non riusciva a capire perché.
Litigavano per motivazioni insulse e insignificanti, che a ripensarci si chiedeva se fosse il caso di ridere o piangere.

Una volta avevano litigato perché lei aveva portato fuori il cane al posto suo. Lui, tra i due, era ormai quello che “portava il pane a casa”, unico stipendio della coppia dopo che lei aveva perso il suo posto di lavoro.
Aveva pensato di fargli una sorpresa, sollevandolo da una delle mille incombenze che affrontava ogni giorno. Aveva preso Pix, il loro cane, e l’aveva portato al parchetto dietro casa, un’attività che non faceva più da anni.
Quando lui era rincasato, dopo aver posato la borsa da lavoro, aveva chiamato Pix per la solita uscita. Il cane era corso immediatamente alla porta, abituato alla routine quotidiana e sempre pronto per uscire.
Stavolta però lei li aveva bloccati spiegando che “per oggi ci ho già pensato io“, con il sorriso sulle labbra.
Tutto si poteva aspettare men che meno che da lì scoppiasse una discussione.
A quel punto era difficile perfino ricostruire il flusso del discorso. Della confusione immensa ricordava solo alcune frasi che le erano rimaste impresse, un po’ per l’ingiustizia che ci vedeva dentro, un po’ perché si ripetevano spesso di discussione in discussione.
Tu non mi rispetti
Mi sento preso in giro
Non ho idea di chi tu sia
Alla fine lei era rimasta senza parole, quella come tante altre volte, e solo a fatica era riuscita a trattenere le lacrime.

Un’altra volta avevano litigato perché lei aveva rotto una bottiglia di whisky, scivolatale di mano mentre sistemava il mobiletto in cui conservavano gli alcolici.
La cosa assurda era che a lui l’alcol neanche interessava. Non gli piaceva e non ne consumava.
La gran parte di quello che si ritrovavano in casa, e quel whisky non faceva eccezione, era stato loro regalato da qualche parente o amico passato per una visita di cortesia in una qualche festività.
Di litigi del genere ne poteva elencare a bizzeffe e più il tempo passava più le sembrava divenissero frequenti.
Non c’era dubbio che le motivazioni fossero solo pretesti e che invece ogni sfuriata nascondesse dietro un problema ben diverso, ben più profondo.
Aveva provato a indagare ma non era riuscita a cavare un ragno dal buco. Lui aveva sempre negato qualsiasi ragione nascosta, riportando ogni volta il discorso sulla sciocchezza di cui si discuteva al momento.

Un’altra cosa strana era che i periodi di calma apparivano sempre felici. Tra una lite e l’altra la vita scorreva tranquilla, anzi sembrava che tutto andasse per il meglio.
Un po’ la cosa le stonava e a volte le veniva da pensare che lui fingesse, ma lo dimenticava presto e continuava con la sua vita.
Tutto ciò però valeva solo fino al litigio successivo, che colpiva veloce e imprevedibile e che rimaneva praticamente impossibile da evitare.

Ora si trovavano davanti al magazzino della campagna che lei aveva ereditato da sua madre. Si erano recati lì oggi quando lui aveva proposto di andare a raccogliere un po’ del rosmarino che cresceva spontaneamente ai lati della stradella.
Poi in un modo o nell’altro erano finiti a litigare, non era più rilevante neanche il motivo per cui lo si facesse, e lui aveva concluso pretendendo di entrare a controllare il magazzino.
Cosa pensi di trovare?
Lui non aveva risposto. Le aveva semplicemente rivolto la mano, palmo in su, aspettando la chiave.
Lei gliel’aveva data con riluttanza, ma senza nemmeno pensarci più di tanto.
Non riusciva a capire perché lui volesse entrare là dentro, non gli era mai interessata quella campagna, né tantomeno gli poteva interessare quel misero magazzino.
Lei stessa non ci entrava più da quando…

Il ricordo la colpì allo stomaco come fosse un pugno di piombo e si sentì quasi mancare.
L’ultima volta che era stata lì era stato con Dario. L’unica volta che non avevano potuto vedersi a casa di lui.
Era stata una notte indimenticabile.
Si sentì un’idiota mentre lo pensava. Era evidente che invece avesse dimenticato.

Era per questo che si trovavano là oggi? Che lui sapesse di Dario? Che avesse capito? Come avrebbe potuto? Non l’aveva mai rivelato a nessuno. Come poteva saperlo? Come avrebbe mai potuto arrivarci?
Di sicuro non ci sarebbero stati più dubbi dopo che avesse aperto quella porta.

La chiave girò nella serratura.

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